Lui, lei e la vicina che chiama il 112. Uomo-bersaglio perdona la compagna violenta
Gli ingredienti sembrano quelli più tradizionali: lui e lei ai ferri corti, la vicina impicciona. E invece non è proprio tutto come sembra. Ieri notte una donna di via Berghini chiama il “112” dei carabinieri perché i suoi vicini stanno litigando dal tardo pomeriggio. La pattuglia del radiomobile dell’Arma interviene e magari immagina di dover sottrarre l’ennesima donna malmenata al compagno violento. E invece no, si diceva. Invece quando i militari si presentano davanti all’uscio della coppia e viene loro aperta la porta si trovano davanti un uomo sanguinante e diverse suppellettili rotte per terra. Evidentemente è lei a far volare piatti, soprammobili, libri e tutto quello che le capita in mano. Già una volta, nel pomeriggio, l’uomo era stato costretto a ricorrere alle cure dei medici del “118” per via della sopraffina mira della consorte, certamente degna di vincere l’orsacchiotto grande di peluche allo stand del tirassegno del luna park. Non paga dell'”hight score” ottenuto qualche ora prima, la signora (molto poco signora, al quanto pare), in nottata ricomincia col “lancio del soprammobile” e anche questa volta centra l’obiettivo, tanto da demolire la sutura “ricamata” dal medico nel pomeriggio. I carabinieri si sono trovati davanti un uomo sanguinante e ferito (anche) nell’orgoglio. Tanto che quando i militari gli chiedono se vuole procedere a denuncia, si lascia travolgere dalla sindrome di Stoccolma e fa pace con l’erinni che si trova per consorte e, informato del fatto che può sporgere denuncia, si limita a chiedere un nuovo intervento del medico armato di filo di sutura. Finisce tutto a tarallucci e vino, almeno fino al prossimo lancio. Vale la pena sottolineare, nonostante l’epilogo “peace&love” almeno all’apparenza, che la vicina ha fatto benissimo a chiamare il “112”. L’intervento costituisce precedente e se l’uomo-bersaglio si stancherà di sopportare potrà sempre contare su un pregresso verbale dell’Arma.


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